L’ordinanza 12052/2018 della Cassazione ha piantato un paletto abbastanza saldo in merito alla questione delle attività del Dottore Commercialista che sono “scindibili” dall’organizzazione. Si è parlato di compensi percepiti per lezioni, redazione di articoli/libri, consulenze tecniche; si potrebbero aggiungere anche le attività di difesa tributaria, giusto per ampliare il campo di applicazione seguendo il principio a fondamento di tale orientamento.
Le sentenze che si collocano su questo filone, anche in maniera un po’ meno “diretta”, sono ormai tantissime (si può ricordare ad esempio quella che sosteneva che non sono soggetti a IRAP i compensi percepiti dal Dottore Commercialista per l’attività di amministrazione di società). Alla luce di tutto ciò diventa abbastanza sostenibile l’idea di compilare la dichiarazione IRAP tenendo conto delle sole attività connesse all’organizzazione: il risparmio potrebbe essere consistente, in alcuni casi.
Si prenda come esempio un Dottore Commercialista che ha il classico studio in cui con alcuni dipendenti segue qualche decina di contabilità di aziende (bilanci, dichiarazioni fiscali e via dicendo), ma che svolga anche altre attività (contenzioso tributario, amministrazioni giudiziarie, consulenze tecniche e via dicendo) e supponiamo che egli abbia riscosso compensi per 300.000 euro e sostenuto costi per 100.000 euro. Ora, per semplificare al massimo e senza voler esaminare la parziale indeducibilità del costo del lavoro dal valore della produzione, la deduzione di base e altre fattispecie peculiari, potremmo affermare che l’imposta a carico di questo professionista dovrebbe essere all’incirca di 9.000-10.000 euro (considerando ad esempio l’aliquota vigente in Sicilia, 4,82%).
Supponiamo però anche che in realtà questi compensi di 300.000 sono composti da 170.000 euro di parcelle ai clienti per contabilità, bilanci, dichiarazioni… insomma, tutto ciò che riguarda l’attività di “base” di molti Dottori Commercialisti; il resto, 130.000 euro, supponiamo sia costituito da parcelle per amministrazione giudiziaria o perizie tecniche, attività che si potrebbe ben “scindere” dalla precedente, in quanto per svolgerla basterebbe anche una sola stanza, un pc, un po’ di testi/riviste/banche dati… e magari Ludovico Einaudi in sottofondo. A questo punto, ben potrebbe il contribuente escludere i 130.000 euro (e considerarli compensi non legati all’organizzazione) e inserire nella dichiarazione IRAP solamente l’importo di 170.000, avendo così un valore della produzione di 170.000 meno 100.000 di costi, cioè 70.000. L’imposta a carico, sempre semplificando in maniera estrema tutte le altre variabili, sarebbe di 3.000-3.500 euro, con un risparmio ben notevole.
L’Agenzia delle Entrate potrebbe non accettare tale comportamento (anche se sarebbe auspicabile tenere conto di questo orientamento giurisprudenziale), ma una buona difesa avrebbe probabilmente agevole successo, alla luce di questa Ordinanza, nonché di tutti gli altri arresti della Cassazione su fattispecie simili.
